Ri­sa­na­men­to e am­plia­men­to del­l'ICEC, Bel­lin­zo­na

Sempre più spesso, nell’ambito di concorsi di architettura per temi scolastici, ci si deve confrontare con progetti che testimoniano l’evoluzione architettonica del dopoguerra. Il più delle volte sono oggetti interessanti, in alcuni casi meno, ma le domande che sorgono sono sempre le stesse.

Data di pubblicazione
14-08-2017
Revision
14-08-2017

Come ci si comporta di fronte a un’architettura a noi così vicina nei tempi e nei modi di pensare? Come è possibile risolvere le lacune energetiche senza stravolgerne il volto. Quali sono i modi migliori per ampliarne gli spazi senza perdere il concetto e le qualità originali? A questi interrogativi riusciamo a rispondere unicamente passando da altre domande. Cosa ci attrae in queste architetture? Quali sono le lacune, se ci sono, quali i punti deboli? Vi sono delle trasformazioni successive che ne hanno incrinato gli equilibri originali?

Nel caso degli stabili dell’Istituto cantonale di economia e commercio, opera degli architetti Augusto Jäggli, Bruno Brunoni, Marcello Beretta-Piccoli e Raffaello Tallone, vari sono gli elementi di pregio che fungono da caposaldo progettuale. Il più generale risiede nell’elevata qualità paesaggistica del luogo in cui il complesso si è sapientemente inserito e che, nel corso del tempo, si è andata rafforzando con interventi di valore assoluto, tra i quali spicca il bagno pubblico. Un percorso fluviale, un’area verde estesa definita da edifici pubblici, lo sguardo verso la Bellinzona medievale e lo scenario della valle che si apre verso nord sono gli sfondi che formano l’ambiente dell’Istituto. Vi è poi la capacità nel comporre i volumi, austeri singolarmente, ma addolciti dalle lievi oscillazioni delle angolazioni che ne disegnano la concatenazione. Infine il rigore compositivo e strutturale delle singole parti, il ripercorrere di dettagli o di soluzioni costruttive che danno continuità all’insieme, pur in presenza di volumi estremamente diversi. Pensiamo ad esempio alla forma del tetto: due falde che non si toccano e formano un taglio di luce; soluzione adottata e idonea sia nello stabile principale, che in quelli secondari. Questo rigore è anche tema di facciata, ripetuto con ritmi diversi ma analoghi lungo tutte le viste principali.

Qui giungono le nostre risposte ai quesiti iniziali. Se interveniamo su questi edifici lo facciamo con rispetto, difendendone l’integrità volumetrica e l’aspetto di dettaglio. Non demoliamo le singole parti del complesso per ospitare i nuovi spazi necessari – anche se alcune di esse sono di minor pregio – e non modifichiamo l’aspetto strutturale schietto ma raffinato dei prospetti.

Questi presupposti ci hanno portano dapprima a un intervento di risanamento energetico del blocco A, l’edificio principale del complesso. Esso è risolto prevalentemente all’interno, con la formazione di un sistema modulare isolato e funzionale al passaggio dell’impiantistica e al collocamento di scaffalature e armadi utili agli spazi didattici. Lo spessore di questo elemento è pari alle necessità di risoluzione del ponte termico degli elementi costruttivi della facciata verso l’interno. La parte del serramento presenta un nuovo disegno rispetto all’originale, rispondendo all’esigenza di ventilazione naturale dei locali, in accordo con i nuovi spessori dei profili.

L’ampliamento, oggi nella fase iniziale di cantiere, è un lungo corpo sollevato da terra e collegato al blocco principale attraverso i due corpi scale, tra il piano terra e il primo livello. L’ubicazione fa chiarezza rispetto al disegno dei parcheggi e dei corpi di servizio ora disposti disordinatamente, portando la Scuola finalmente lungo il fiume, non più visto come un retro bensì come sfondo privilegiato. Il rigore strutturale, sottolineato esternamente dalle lame che sorreggono la piastra e dal ritmo verticale degli elementi di facciata, è la soluzione che lega architettonicamente il nuovo edificio con l’esistente. La differenza fondamentale è la marcata dimensione orizzontale contrapposta alla verticalità dei prospetti del complesso originale.

Committenza: Repubblica e Cantone Ticino-Dipartimento delle finanze e dell'economia-Divisione delle risorse-Sezione della logistica

Architettura: Canevascini & Corecco, Collaboratori: S. Passiglia, C. Schwitter, C. Giovanola, M. Colombo, E. Cerbone, A. Era

Direzioni lavori: Calderari Sergio e associati SAGL, Bellinzona

Ingegneria civile: Marcionelli & Winkler + Partners SA

Progetto impianti RVCS: Rigozzi Engineering SA

Progetto impianti elettrici: Tecnoprogetti SA, Camorino

Fisica della costruzione: IFEC Consulenze SA

Progetto facciata: Didier Grandi SA

Articoli correlati