Ve­la­sca e Ve­lar­ca

Cosa accomuna una gondola sul lago di Como alla torre più famosa della città di Milano? Nell'articolo di Gabriele Neri viene ripercorsa la storia di due progetti firmati dallo studio milanese BBPR negli anni Cinquanta, entrambi oggetto di recenti restauri.

Data di pubblicazione
24-02-2025
Gabriele Neri
Dott. arch. storico dell'architettura, redattore Archi | Responsabile della rubrica 'Paralleli' per Archi

Una sola lettera e circa 75 chilometri separano una delle torri più famose del Novecento da una straordinaria barca ormeggiata a Ossuccio, sul lago di Como. Impossibile confonderle, ma il nome così simile ne rivela la comune paternità: entrambe furono disegnate dallo studio milanese BBPR negli anni Cinquanta.

La radice dell’appellativo deriva da Juan Fernández de Velasco, governatore spagnolo del Ducato di Milano tra il 1592 e il 1612, cui era dedicata una via del centro di Milano che i bombardamenti cancellarono. Proprio in quell’area, si decise di creare uno dei simboli della rinascita. Dapprima si pensò a un avamposto degli affari americani in città; l’idea tuttavia sfumò ma non l’edificio, che i BBPR cominciarono a immaginare in acciaio e vetro, come i grattacieli di Park Avenue a New York. Il costo elevato del metallo fece cambiare idea, facendo di necessità virtù: pensato ora in cemento, inventarono l’inconfondibile silhouette – che si allarga in sommità, dove gli uffici lasciano il posto agli appartamenti – guardando alle torri medievali, ma pure alla metafora dell’albero con tronco e chioma, così come (ça va sans dire) alle possibilità volumetriche permesse dal Comune. Il grattacielo si fece insomma Torre, confermando le teorie che Ernesto N. Rogers (all’epoca direttore della rivista «Casabella») stava sbandierando. Attenti alle «preesistenze ambientali» ovvero al contesto nel quale il nuovo edificio sarebbe sorto, i BBPR realizzarono un manifesto di «empatia architettonica» in controtendenza rispetto all’idea di un International Style uguale dappertutto.

Divenne presto un simbolo di Milano, come dimostra la caricatura fatta nel 1962 dal fumettista Pino Zac: la Velasca sotto forma di cruciverba che svetta sopra al Duomo, oggi esposta insieme a tanti altri disegni e documenti al MAXXI di Roma nella mostra La Torre Velasca dei BBPR, a cura di Maria Vittoria Capitanucci e Tullia Iori, fino al 23 febbraio 2025.

Molto curiosa è la storia della Velarca, che nacque in realtà molto prima della Velasca, nel 1911, come gondola lariana destinata a portare sabbia, merci e persone, con il nome di «Corriera Tremezzina». Nel dopoguerra, quando nuove strade resero più conveniente il trasporto su gomma, la gondola fu trasformata in una barca da spettacoli, o meglio travestita come fosse un piccolo castello, con merlature medievaleggianti che evocavano i tempi del Barbarossa e le sue battaglie navali. Negli anni Cinquanta entrano in scena i coniugi Emilio e Fiammetta Norsa, con l’idea di ricreare a Ossuccio il cenacolo di intellettuali, architetti e artisti che di solito ricevevano a Milano, tra cui c’erano Eugenio Montale, Lucio Fontana, Umberto Eco, Cesare Musatti, Gio Ponti, Roberto Sambonet e proprio i BBPR. Acquistarono perciò un terreno in riva al lago, troppo piccolo tuttavia per edificare una vera casa; da qui il lampo di genio: comprare una barca, e ormeggiarla lì davanti. La casa fu decostruita: un giardino sulla terraferma e lo spazio abitabile in acqua.

Il compito fu affidato ai BBPR, che pur oberati d’incarichi non poterono rifiutare un esercizio così affascinante. Tra il 1959 e il 1961 nacque così la Velarca, che nel nome ha impressa la torre (e il governatore) milanese ma anche l’Arca dell’Antico Testamento e le vele della gondola che fu.

Bella coincidenza, entrambe sono da poco rinate: la Velasca con il restauro sviluppato dalla società Hines con il progetto architettonico dello studio Asti Architetti, che tra l’altro porterà alla pedonalizzazione della piazza sottostante; la Velarca invece, donata dalla famiglia Norsa al FAI, è stata rimessa a nuovo con l’aiuto di bravi artigiani e tecnologie moderne.